Il contributo del prof Ricca, storico del cristianesimo

l Prof Ricca alle prese con la comprensione della Società degli Amici

Riportiamo il contributo del Prof. Ricca, valdese,  circa l’analisi storica  del movimento pacifista quacchero: è superato laddove non si dice espressamente che lo stesso è ormai oggi anche al di fuori della corrente c.d. missionaria evangelica. Ma avremo modo di approfondire col tempo i tre raggruppamenti presenti nel mondo. Le informazioni oggi purtroppo non vengono fatte in realtà circolare in Italia. Noi non abbiamo nemmeno gli strumenti adeguati per farlo.

Ci sono in realtà persone come Enrico che è stato in contatto con noi che non considera il Maestro come il Figlio di Dio, altre come me che si sentono anche vicino al socialismo religioso e al buddismo sociale, altre ancora che provengono dai meeting non programmati liberal. Si tratta del nostro modello di comunione nella diversità. Per questo non possiamo catalogarci nelle distinzioni formali in uso: camminiamo sentieri propri dello Spirito. Oltre il protestantesimo, oltre il cattolicesimo o l’ortodossia.  Per questo se trovate un quacchero dentro una sinagoga o una moschea o una libreria di mistica monastica non è fuori luogo o fuori tempo. E’ semplicemente oltre.

Buona lettura

MB

Il pacifismo quacchero

I quaccheri (chiamati anche “ Società degli Amici “ – s”intende amici della verità o della luce o di Gesù stesso, secondo la parola di Giovanni 15, 15, non semplicemente amici fra di loro costituiscono insieme ai mennoniti e alla Church o! Brethren ( = Chiesa dei Fratelli, diversa però da quella che in Europa porta questo nome, anche se entrambe appartengono all’area evangelica) l”esigua pattuglia di chiese cristiane che, sorte in seno al protestantesimo, vengono comunemente designate come “ chiese pacifiste storiche “ (Historical Peace Churches), chiese cioè che fin dall’inizio della loro storia hanno praticato un pacifismo radicale, facendo della non violenza un punto qualificante dell’identità cristiana, un aspetto irrinunciabile dell’esistenza cristiana. Queste chiese sono poco conosciute, sia perché sono di proporzioni relativamente modeste, sia perché le “ grandi chiese “, nella loro ottusità, non le hanno mai prese veramente sul serio, non di rado anzi le hanno derise. Ma oggi le cose stanno cambiando. Il tempo dello scherno è finito. I mennoniti, i quaccheri, i pochi pacifisti cristiani nonviolenti di cui ci si prendeva gioco appaiono sempre più come gli unici che, in questo ambito, hanno preso sul serio fino in fondo l”evangelo di Cristo. Non c”è più da ridere dei quaccheri e degli altri cristiani come loro; dovremmo piuttosto piangere su noi stessi per non aver capito prima che avevano ragione.

Il nome Quakers (translitterato in italiano con “ quaccheri “) è in realtà un nomignolo dato dagli avversari e ricavato dal verbo to quake che significa “ tremare “. Probabilmente esso allude a fenomeni estatici che si verificavano talvolta nelle assemblee culturali di questa comunità. Il suo tratto più caratteristico era ed è di abbinare una vita religiosa molto intensa, centrata sulla illuminazione interiore, sulla sua attesa paziente, silenziosa, nel raccoglimento profondo del proprio “ io “ fino alla congiunzione mistica con Dio nello Spirito, con un impegno storico-politico molto energico e coraggioso nel nome di una santificazione totale della vita secondo la linea del Sermone sul monte, col conseguente rifiuto della violenza, della guerra, del giuramento e di ogni forma di complicità con la violenza delle istituzioni politiche o religiose, comunque essa si esprima.

Duramente perseguitati nei primi quarant’anni della loro esistenza, fino all’ Editto di tolleranza del 1689, i quaccheri si diffusero soprattutto nelle colonie inglesi del Nuovo Mondo in cui i margini di libertà erano maggiori che in Inghilterra. I due rappresentanti più noti del quaccherismo sono george fox (1624-1691) fondatore del movimento e william penn (1644-1718) fondatore della Pennsylvania, regione d”America che egli chiamò così in onore di suo : padre e che costituì e organizzò come Stato quacchero. Questo Stato fu la prima vera patria della libertà di coscienza nel mondo occidentale: esso riveste dunque nella storia politica e civile dell’ Occidente un”importanza unica. La Carta costituzionale dello Stato risale al 1681. Ha una base religiosa che consiste in una dichiarazione di fede in Dio creatore e guida dell’umanità, da cui consegue che tutti gli uomini sono tra loro fratelli e devono trattarsi come tali:: è questo il principio politico-religioso ispiratore del quaccherismo. Lo Stato quacchero durò circa settant’anni,al termine dei quali il «santo esperimento, come lo stesso Penn l’ha chiamato) si conchiuse perché praticando la Pennsylvania la libertà d”immigrazione, i quaccheri finirono per diventare minoranza nel loro stesso Stato e nel suo parlamento, che a un certo punto decise – tra le altre cose – l’ istituzione di un contingente militare, rinnegando il tradizionale pacifismo dei quaccheri e così snaturando irrimediabilmente la fisionomia dello Stato da essi fondato.

Questa fisionomia può essere ricondotta a quattro tratti fondamentali. Il primo è una piena e incondizionata libertà di coscienza, religione e culto. Il secondo è l”avvio di un processo di liberazione degli schiavi, che sfociò più tardi, nell’ abolizione della schiavitù, per la quale i quaccheri svolsero un ruolo decisivo. Il terzo è il rapporto nuovo instaurato con gli indiani: si sa che Penn stipulò con essi un celebre “ accordo “, mai infranto, in cui, contrariamente alle abitudini del tempo, gli indigeni venivano considerati e trattati come partners aventi gli stessi diritti e doveri. Il quarto tratto caratteristico dello Stato quacchero è che esso « è il primo e unico Stato che sia stato fondato senza un esercito, che abbia quindi rinunciato all’uso della violenza e alla sicurezza dello Stato mediante la violenza » 14. È su questo particolare aspetto dell’esperienza quacchera che dobbiamo ora soffermarci.

Anche se il pacifismo è di gran lunga il comportamento più conosciuto (e in passato, come s’è detto, sovente ridicolizzato) del quaccherismo, esso non caratterizzò il movimento nei suoi primi anni di esistenza. All’inizio non pochi quaccheri erano mèmbri dell’ esercito (di Cromwell in particolare) e anche tra i civili non tutti condividevano una scelta pacifista radicale. « Ci vollero nove anni prima che i quaccheri divenissero decisamente pacifisti » 15. Le ragioni di questa evoluzione furono da un lato un approfondimento della loro esperienza religiosa e delle sue implicazioni, e dall’ altro alcune circostanze storiche di cui un paio, almeno, vanno ricordate. La prima è che non pochi quaccheri erano stati protagonisti delle vicende rivoluzionarie del 1640 e degli anni successivi, ed avevano maturato una posizione molto più problematica di prima – per non dire apertamente critica – nei confronti dell’idea di una violenza purificatrice e liberatrice. Emblematico, al riguardo, l’ itinerario di John Lilburne che da capo dei levellers, cioè dei rivoluzionari radicali, divenne quacchero, fece un”esperienza di conversione che lo indusse a rinunciare alla violenza, anzitutto militare, e a lottare con altre armi.

Ho veramente ed effettivamente trovato quello che la mia anima ha cercato per tanti anni… e perciò sono ora sono fermamente convinto che da ora in poi non userò mai più una spada temporale né mi unirò a coloro che agiscono in questo modo.16.

.La seconda ragione della transizione del quaccherismo al pacifismo fu la delusione provata da molti quaccheri per l”involuzione del regime di Cromwell, da cui risultava evidente l”impossibilità che l”impossibilità « che le “ armi carnali” possano offrire un mezzo per far progredire il regno di Dio » 17: tanto valeva abbandonarle. Emerge qui un punto nevralgico della coscienza quacchero e, in generale, di tutto il pacifismo la necessità che il mezzo sia congruo con il fine, che non lo contraddica, anzi ne sia già una manifestazione.

Ma per quanto favorito da particolari circostanze storiche, è chiaro che il pacifismo è diventato parte integrante del quaccherismo principalmente per ragioni religiose. Le più importanti sono tre18 ed è importante osservare subito che fra queste non si trova quella quella frequentemente addotta da altri gruppi, movimenti o chiese cristiane a sostegno di una posizione di pacifismo integrale, e cioè l’etica del Sermone sul monte (Matteo 5-7) e in particolare alcune celebri parole di Gesù sull’amore dei nemici e la non resistenza al malvagio.Le radici spirituali del pacifismo quacchero sono altre; esso non è tanto un atto di ubbidienza incondizionata a questa o quella parola di Gesù scritta nel vangelo, quanto un comportamento dettato dallo spirito di Gesù all’ opera del credente: è un pacifismo che nasce non da fuori ma da dentro. In che modo? Su che base? Tre linee possono essere indicate.

1. Anzitutto è fondamentale il ruolo della “ luce interiore” (Light within) che non è semplicemente la luce della coscienza morale individuale o della ragione universale ma è la luce di Dio e di Cristo, più concretamente è lo Spirito che ha animato la vita e l’opera di Gesù di Nazareth e che continua ad agire nei suoi amici o discepoli. Tra il Cristo dentro di noi, presente nello Spirito, e il Cristo fuori di noi descritto dai vangeli, c”è continuità: non si può separare il Cristo delle anime dal Cristo della storia, e viceversa, come non si. può separare la luce dal sole. La dottrina della luce o del Cristo interiore si intreccia costantemente nella teologia quacchera con quella del “ seme “ (Seed) o principio divino o vehiculum Dei, una forma comunque di presenza divina nell’anima umana, la cui manifestazione non è innata ma donata, per cui va attesa e ricevuta. È questo “ seme “ la radice del nuovo essere, dell’umanità rimodellata secondo il Cristo interiore. Il “ seme “ divino, di cui ogni uomo è destinato ad essere portatore, è la matrice di una nuova umanità, la radice della sua unità e la ragione vera di una scelta di vita nonviolenta, non aggressiva, pacifista e pacificatrice w.

2. Su questo terreno – quello della “ luce interiore “ del “ seme divino “, del “ Cristo delle anime “ – affonda le sue radici l’altro principio costitutivo del pacifismo quacchero: la fraternità universale. “Questa fraternità è fondata non sulla comune condizione umana ma sulla comune vocazione di ogni uomo a essere illuminato dalla luce divina. La fraternità per i quaccheri non è soltanto una categoria spirituale o una disposizione psicologica nei rapporti interpersonali, ma investe l”ambito dei rapporti politici e diventa struttura fondante una nuova comunità civile, oltre che religiosa. La convinzione profonda che ogni uomo reca in sé effettivamente o potenzialmente qualcosa di divino determina una fraternizzazione di tutti i rapporti, che a sua volta ha due conseguenze di grande rilievo. La prima è il rifiuto della violenza e della guerra e di ogni aggressione all’integrità fisica o psichica del prossimo. La seconda è una forte esigenza di democrazia che comporta da un lato una relativizzazione dei poteri costituiti pur nel riconoscimento e rispetto loro dovuto (il rifiuto di togliersi il cappello davanti alle autorità e l’uso costante del “ tu“ anche nei riguardi dei ”superiori “ sono i segni di questo atteggiamento non necessariamente eversivo ma sicuramente smitizzante: non stupisce che non pochi quaccheri furono condannati perché sospettati di coltivare simpatie anarchiche o di complottare contro il governo.

3. Proprio questo atteggiamento di libertà interiore nei confronti delle autorità costituite è il terzo caposaldo del pacifismo quacchero. È il presupposto di quella che oggi si chiama “disubbidienza civile”, che i quaccheri hanno praticato oltre tre secoli or sono là dove lo esigeva la loro coscienza cristiana. Certo, il cristiano deve dare a Cesare quel che è di Cesare, ma chi stabilisce “quel che è di Cesare”? Non può essere Cesare soltanto! Occorre stabilirlo insieme. Nella complessa e controversa questione dei rapporti tra chiesa e Stato «il loro [dei quaccheri] più nobile contributo sta nella costanza e fermezza della loro protesta contro l’invasione della coscienza del cristiano da parte dello Stato»20. L”intransigente e costosa affermazione del primato della coscienza indusse i quaccheri a violare apertamente e pubblicamente le leggi ritenute contrarie a princìpi morali irrinunciabili (ad esempio tutta la legislazione militare), accettando di pagare il prezzo di questa trasgressione.

I quaccheri hanno dato un contributo decisivo alla storia dell’ obiezione di coscienza in generale e a quella dell’ obiezione di coscienza al servizio militare in particolare.«Se oggi in molti paesi coloro che rifiutano di prestare il servizio militare per motivi di coscienza vengono legalmente riconosciuti, ciò è dovuto in gran parte alla risolutezza e perseveranza di quei primi obiettori»21: i quaccheri.

Una delle prime e più limpide espressioni del pacifismo quacchero risale al 21 novembre 1660. È una dichiarazione pubblica presentata al re Carlo II e da allora rimasta in vigore fino a oggi. Eccone il contenuto:

Noi ripudiamo energicamente tutte le guerre e le contese ed ogni combattimento con armi materiali, quale ne sia lo scopo e quale ne sia il pretesto: questa è la testimonianza che rendiamo al mondo intero. E se ci si obietta: «Voi ora dite che non potete combattere, ma se lo Spirito vi muovesse, voi dovreste allora mutare il vostro principio e combattere per il regno di Cristo », rispondiamo che lo spirito di Cristo, dal quale siamo guidati, non può mutare comandandoci di fuggire oggi come male una cosa che domani, invece, ci comanderà di compiere. Sappiamo per certo, e lo dichiariamo dinanzi al mondo, che lo spirito di Cristo, che ci guida alla conoscenza di ogni verità, non ci indurrà mai a partecipare ai combattimenti ed alle guerre, con armi materiali, contro chi che sia, e ciò né per il regno di Cristo né per i regni di questa terra22.

Questo rifiuto della guerra e della violenza è stato ribadito innumerevoli volte. Particolarmente vibrante fu L”appello alle chiese cristiane di tutto il mondo rivolto dai quaccheri nel 1923 nel ricordo ancora bruciante della I” guerra mondiale. Vi si legge tra l’altro:

Sembra a noi che il cristianesimo si trovi attualmente di fronte a una grave crisi e ad un dovere divino. Nelle odierne convulsioni, effetto della più terribile guerra della storia, due vie ci si parano davanti. Una conduce inevitabilmente a una nuova guerra… L”altra inizia con un assoluto ripudio della guerra. Queste due vie si volgono in direzioni assolutamente opposte. Sappiamo troppo bene su quale delle due vie troveremo le orme e le tracce del nostro Signor Gesù Cristo… La più urgente delle riforme del nostro tempo è di abolire la guerra, di stabilire, ad esclusione di qualsiasi altro mezzo, misure pacifiche per regolare le vertenze e promuovere la cooperazione tra le nazioni. Questi mezzi pacifici non potranno riuscire fino a che le nazioni non avranno trasformato le loro spade in vomeri e non avranno cessato di imparare la guerra… Quale più grande messaggio di gioia e di ricostruzione potrebbe oggi essere annunziato all’umanità che l’assicurazione che tutti coloro che portano il nome di Cristo hanno deciso solennemente di non prendere mai più parte alle guerre né ai suoi preparativi, ma di lavorare d”ora innanzi collettivamente a favore della pace con mezzi esclusivamente pacifici?…23.

L’ originalità e la forza del pacifismo quacchero risiedono da un lato nel suo radicamento in un’ esperienza religiosa di tipo mistico e dall’altra – soprattutto nel nostro secolo – nella concretezza e nell’ efficacia specifica dei loro interventi specifici nei luoghi di alta conflittualità o di guerra vera e propria, prospettando soluzioni dei conflitti che non siano la vittoria dell’uno o dell’altro ma una vittoria per entrambi. Che si tratti di Una proposta per la pace presente e futura d”Europa mediante l’ istituzione di una Dieta o di un Parlamento di Stati europei (1693) fatta da William Penn 24, o di iniziative di conciliazione e pace tra l”Inghilterra e il Pakistan nel 1965, o nella guerra civile nigeriana del 1967-70, o nella guerra del Vietnam o in altre analoghe situazioni di conflitto, l’obbiettivo è sempre lo stesso: indurre i contendenti o belligeranti a fare la pace,sulla base di piani che li aiutino a vedere aldilà degli interessi propri anche quelli comuni25. Ma per poter far questo è indispensabile una conoscenza approfondita dei problemi che soggiacciono ai conflitti, occorre cioè una competenza politica di prim’ ordine associata ad altre virtù quali un realismo che non degeneri mai in cinismo, un coraggio che non sfoci nell’ avventatezza, una creatività che non sia figlia dell’ improvvisazione. .

In conclusione, nel pacifismo quacchero convergono un’ alta ispirazione religiosa e una lucida intelligenza politica. La motivazione religiosa li rende ideologicamente liberi; essi vivono questa libertà come indipendenza ma non come neutralità. Con la loro secolare esperienza e testimonianza i quaccheri dimostrano che una posizione religiosa intimamente vissuta e un”iniziativa politica altamente qualificata non solo possono ma devono coesistere e fecondarsi a vicenda.

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