il culto quacchero

Quando incontrai per la prima volta Franco Perna ricevetti una correzione fraterna: in un articolo lo definii leader. Mi fece presente che questo termine contrasta con la teologia quacchera. In effetti aveva ragione da vendere ma spesso uso e si usano terminologie “giornalistiche”, sicuramente improprie. Meglio correggersi.

Chi è fuggito in tutto il mondo per evitare l’arresto per aver disertato il servizio militare è un grande ispiratore della prassi quacchera.

Noi quaccheri non abbiamo gerarchie se non la Signoria dello Spirito Santo nei nostri culti del silenzio. Tutto il resto è subalterno e secondario.

Pensate che in un convento benedettino in Francia si invitò il prof. Hugh Doncaster, professore di storia quacchera a Woodbrooke, perché la confraternita cattolica religiosa locale voleva fare l’esperienza di culto impostato sul silenzio alla maniera quacchera. Gli Amici e i religiosi cattolici entrarono facilmente in silenzio e nel raccoglimento profondo. Ci furono diversi messaggi parlati. Quando una delle religiose cattoliche parlava, la si intendeva appena. La sua voce era un piccolo sussurro ed ella ripeteva molto dolcemente qualche breve frase corta , tipo “Vieni Signore Gesù Cristo, vieni”. Quando un quacchero parlava era sempre a voce alta e lo si intendeva chiaramente.

Al termine le religiose offrirono una tazza di the come ringraziamento per la piacevole esperienza di preghiera condivisa.

Il professore precisò che non si trattava di un culto autenticamente quacchero, semmai di un semplice culto.

Ciascuna delle religiose era stata in preghiera infatti  ma cosciente della sola presenza di Dio  solo. Essi avevano parlato in modo così basso che solo Dio poteva intenderle. Per gli Amici al contrario era stata un’attività collettiva in cui era importante che ciascuno intendeva le parole dell’altro per trovarci aiuto e direzione, se queste erano in armonia con quello che avveniva nel silenzio.

Le religiose qualche settimana dopo si resero conto della questione teologica sottostante: l’aspetto collettivo del culto del silenzio era la novità da loro scoperta dai quaccheri. Il culto non era un rapporto individualista con Dio ma semmai collettivo.

Nel XVII secolo uno scrittore quacchero George Keith precisava che “ogni volta che gli Amici si riuniscono nella calma e nel silenzio, diventano come un sol corpo. Di una maniera segreta e indicibile, Dio è al di sopra e in essi”.

Il suggerimento della prassi nordica di un solo intervento  ispirato  sottolinea nei nostri culti l’ eguaglianza fra tutti i credenti sacerdoti che vi partecipano e che concelebrano il culto.

La pratica mi ha insegnato che è possibile anche programmare il culto nel rispetto della libertà di ogni partecipante di intervenire secondo il suggerimento dello Spirito .

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