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Festeggiamo le 1.389 visite di ieri con 1029 visitatori unici e 1,33 pagine lette: un risultato storico di ogni epoca in Italia con…

Prima parte

Questo è un elenco di persone importanti associate alla Società religiosa degli amici , nota anche come Quaccheri, che hanno un articolo su Wikipedia. La prima parte è costituita da individui noti per essere o essere stati Quaccheri continuamente da un certo punto della loro vita. La seconda parte è costituita da individui i cui genitori erano quaccheri o che erano essi stessi quaccheri una volta nella loro vita, ma poi si sono convertiti a un’altra religione, o che formalmente o informalmente si sono allontanati dalla Società degli amici, o che sono stati rinnegati dal loro incontro di amici . Elenco dei quaccheri – https://it.qaz.wiki/wiki/List_of_Quakers

UN

Elisabeth Abegg (1882–1974), educatrice tedesca che ha salvato gli ebrei durante l’Olocausto

Damon Albarn ( nato nel 1968), musicista, cantautore e produttore discografico inglese

Harry Albright (vivente), ex redattore canadese di origine svizzera di The Friend , consulente per le comunicazioni per FWCC

Thomas Aldham (c. 1616-1660), inglese Quaker strumentale nella creazione del primo incontro nella Doncaster zona Horace Alexander (1889–1989), scrittore inglese sull’India e amico di Gandhi

William Allen (1770–1843), scienziato inglese, filantropo e abolizionista

Edgar Anderson (1897–1969), botanico americano

Charlotte Anley (1796–1893), romanziera e scrittrice inglese

Elizabeth Ashbridge (1713–1755), predicatrice e memoirist inglese quacchera

Ann Austin (XVII secolo), prima missionaria quacchera inglese

Iwao Ayusawa (鮎 沢 巌, 1894–1972), diplomatico giapponese

B

Edmund Backhouse (1824–1906), banchiere inglese e parlamentare per Darlington

James Backhouse (1794–1869), botanico e missionario australiano nato nel Regno Unito

Edmund Bacon (1910-2005), architetto americano Ernest Bader (1890–1982), uomo d’affari e filantropo inglese nato in Svizzera

Joan Baez (nata nel 1941), cantante folk americana e attivista per la pace

Eric Baker (1920–1976), cofondatore inglese di Amnesty International e della Campagna per il disarmo nucleare

Emily Greene Balch (1867-1961), vincitrice del premio Nobel per la pace americano

Chris Barber (1921–2012), uomo d’affari inglese e presidente di Oxfam

Robert Barclay (1648–1690), teologo scozzese

John Henry Barlow (1855-1924), statista quacchero inglese

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence

Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista Caleb P. Bennett (1758–1836), soldato e politico americano

Douglas C. Bennett (nato nel 1946), accademico americano, presidente dell’Earlham College

Lewis Benson (1906-1986), stampatore americano, esperto di primo quaccherismo, in particolare George Fox Hester Biddle (1629–1697 circa), scrittore di pamphlet e predicatore inglese Albert Bigelow (1906-1993), manifestante americano per le armi nucleari

J. Brent Bill (nato nel 1951), ministro americano e scrittore di religione

George Birkbeck (1776-1841), uno dei fondatori inglesi del London Mechanics Institute, ora Birkbeck, University of London Sarah Blackborow (fl. 1650-1660), tractarian inglese prominente nella discussione del ruolo delle donne nella società e delle questioni sociali

Barbara Blaugdone (c. 1609–1705), autobiografa e ministro inglese

Taylor A. Borradaile (1885–1977), chimico e uno dei quattro fondatori e primo presidente della confraternita Phi Kappa Tau ; due dei principi fondanti di Phi Kappa Tau sono anche due delle testimonianze quacchere : Integrity and Equality

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista

Segue domani ancora la lettera B

Le Nazioni Unite chiedono un embargo sulle armi destinate all’esercito di Myanmar

19.06.2021 – Riccardo Noury

Le Nazioni Unite chiedono un embargo sulle armi destinate all’esercito di Myanmar
Sede dell’ONU a New York (Foto di Neptuul, Wikimedia Commons)

Il 18 giugno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato, con 119 voti a favore e un voto contrario (quello della Bielorussia), una risoluzione che condanna le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate di Myanmar dopo il colpo di stato del 1° febbraio e chiede di interrompere i trasferimenti di armi destinate all’esercito golpista.

La risoluzione è stata votata anche da 11 dei 15 stati membri del Consiglio di Sicurezza. Tra coloro che si sono astenuti figurano Russia e Cina, i principali sponsor della giunta militare birmana.

Dal 1° febbraio 870 manifestanti, compresi minori e bambini, sono stati uccisi e gli arresti sono stati almeno 5.000.

Poesia di un quacchero liberale, cd “non teista”

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Le nostre anime devono essere nutrite per prosperare.
La poesia delle donne
Sta per connettersi all’utero,
sul potere della nascita, sulla gioia della crescita.
La poesia delle donne
riguarda il nostro amore per la madre terra.
Le donne nel tempio lo sanno
Il nome dei loro corpi deriva dalla terra.
La poesia delle donne
ci parla di pelle, di osso,
della giocosità, la gioia del tatto,
la profondità nei nostri cuori.
Metterò sempre l’orecchio
al ventre della colomba.
O come amo il battito del cuore
di nuova vita, la santa bambina.
O come amo il suono di Dio
dolce risata come e ora.
L ‘amore mi dice’ Tu sei la bellezza, tu sei la vita,
e tu sei la verità. Tu sei la piccola
che provoca il tintinnio nel mio cuore.
Perché il leone ruggisce, il gallo cornacchia,
la marea entra,
perché queste cose accadono
Si nasce ogni giorno di nuovo e tutto va bene.

Sappiamo che il mondo quacchero è differenziato nel mondo, Costui non riconosce Gesu’ come Luce interiore. Non lo censuriamo anche se non condividiamo la scelta non cristiana dei quaccheri del vecchio continente secolarizzato.

Fortunatamente la maggioranza assoluta vive nella cristiana Africa e i liberals e i loro silenzi fanno parte solo della storia passata. Anche in Italia gruppi di Bo o Mi percorrono strade orami superate. Ma sanno solo il passato continentale. E non contano niente 10 persone al max.

Buon compleanno James Mott, quacchero celebre soprattutto per la moglie quacchera, pilastro della testimonianza degli Amici

Buon compleanno, James Mott (20 giugno 1788-gennaio. 26, 1868). Quaker (Hicksite). Pacifista. Abolizionista. Suffragista. James era presente all’incontro fondante della American Anti-Slavery Society a Philadelphia nel 1833. Più tardi ha aiutato a fondare la Pennsylvania Anti-Slaving Society con sua moglie, Lucretia (Coffin) Mott. Nel 1848 ha presieduto la Convention Seneca Falls, la prima convention sui diritti delle donne, dove Lucretia era il principale oratore.James e Lucretia erano dei pacifisti ardenti. Hanno condiviso la visione che Dio non ha mai sanzionato la guerra, nemmeno ai tempi degli Israeliti in Canaan. I Motts credevano che quando un testo biblico dice che Dio comandava la violenza, dobbiamo presumere che sia un prodotto dell’immaginazione dell’autore.Nato a Cow Neck, Long Island, New York. Morto a Brooklyn, New York. Seppellito al Fair Hill Burial Ground, 9 th & Cambria Streets, Philadelphia, al fianco di Lucretia.

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Roma, 1943. Tommasina Loreti e la bambina nascosta

20.06.2021 – Racconti della Resistenza

Roma, 1943. Tommasina Loreti e la bambina nascosta
(Foto di Emo Cecconi)

Quella che vi racconto è una storia piccola. Una di quelle storie così piccole che di solito restano confinate nell’ambito familiare. Doveva essere il 1943 quando avvenne il fatto che io scoprii da bambina piccola, verso la metà degli anni Cinquanta.

Mia nonna, protagonista di questo fatto, lo raccontò per caso, perché a quei tempi non ci si faceva belli per aver fatto una cosa che semplicemente sembrava giusta.

Ogni tanto nella mia famiglia veniva fuori qualche ricordo legato agli anni del fascismo e della guerra, ma sempre così, incidentalmente, come quando scoprii che mio nonno materno aveva un solo dente perché gli altri li aveva persi tutti il giorno che i fascisti lo massacrarono con i sacchetti di sabbia, lasciandolo con quasi tutte le ossa rotte quasi immobilizzato per circa sei mesi. Venne fuori così, durante un grande pranzo di famiglia in onore di vecchi zii che erano venuti a trovarci e ricordavano i tempi in cui erano stati al confino e quelli in cui, insieme a Di Vittorio, mio nonno aveva dovuto lasciare Cerignola per non essere ammazzato dalla banda dei Caradonna. Era stata una grande festa familiare tra persone che non si vedevano da tanti anni e che avevano un passato che ancora li univa. In questi casi, si sa, i racconti epici non possono mancare!

Insomma, sempre per caso venivano fuori tante di quelle storie che formano l’humus, ma in modo impercettibile, della Storia, quella che si legge sui libri. E capitò per caso anche il ricordo di mia nonna paterna, rievocato da una cosa da nulla. L’ho già raccontato in un’altra occasione, ma oggi lo racconto per Pressenza.

Patrizia Cecconi

Era un giorno d’estate e faceva molto caldo. Io ero una bambina di circa cinque anni e avevo i capelli lunghi e biondi che erano l’orgoglio di mia madre, quindi li tenevo sempre sciolti sulle spalle. Ma quel giorno faceva molto caldo e mia madre decise di farmi le trecce.

Mia nonna paterna che viveva con noi aveva sempre tante storie della sua gioventù da raccontarmi. Storie così straordinarie e divertenti che ancora me la fanno ricordare con un po’ di nostalgia. Era molto vecchia mia nonna, era nata a fine Ottocento da una famiglia, allora ricca, delle Marche “papaline”, ma era analfabeta perché aveva imparato a ricamare, a ballare e pure a ripetere le preghiere in latino – un latino che ve lo raccomando – ma aveva frequentato solo per pochi giorni la prima elementare e poi, chissà perché, aveva lasciato la scuola. Insomma, non era stupida mia nonna, ma era una donnina ignorante.

Quando mi vide con le trecce si portò le mani al viso, sbarrò gli occhi come se avesse avuto chissà quale visione e con l’accento umbro-marchigiano che non aveva mai perduto esclamò «Oh Gesù mio, sei proprio come quella pupa! Oh Dio, oddiomio quanto je somigli! Pure lei portava le trecce, proprio come te! Biondina, piccoletta, c’avrà avuto manco cinqu’anni, proprio come te!» Poi, seguendo il suo ricordo, proseguì: «Ma che paura! Mammamia ancora me lo ricordo. Che paura!» e allungava sempre molto sulla u come se quella paura non l’avesse ancora lasciata.

Io ero là, davanti a lei, con le trecce. Mia madre, abbastanza impaziente, temendo qualche racconto che mi avrebbe affascinato e a lei avrebbe fatto perdere tempo, disse: «Vabbè, ora andiamo, saluta nonna che usciamo».

Eh no! Come facevo a salutarla senza farmi raccontare il seguito? Allora mia nonna mi disse: «Lo voi che nonna te racconta?» e senza aspettare risposta, seguendo il suo pensiero, andò avanti così: «Ma che paura! Se quelle bestie scoprivano che l’avevo nascosta non c’eri manco tu, lo sai? Manco tu, perché c’avrebbero ammazzat’a tutti, pure a papà tuo. Manco tu!» Ripeté quel “manco tu” come se io potessi scomparire di lì a un momento. Poi, seguitando a parlare a se stessa più che a me, aggiunse: «Ma chissà mo ‘ndo sta quella pupa! Mi piacerebbe vedella, ma manco so come faceva di cognome! Però che paura!» ripeté allungando sempre la u e tenendosi ancora le mani sulle guance.

Io non è che avessi capito molto, ero piccola e mi piacevano tanto i suoi racconti di quando ballava nelle feste paesane fino alle cinque del mattino con i “giovanotti”, come li chiamava lei, che si litigavano per farle i “cavalieri”. Infarciva così bene di dettagli quei racconti, che io li vedevo tutti quei giovanotti, e lei, e i balli,  come fossero film. Ma questa della bambina nascosta per due giorni, che le faceva tanta paura anche solo  ricordare e che poteva essere causa dell’eliminazione di tutta la sua famiglia, compreso mio padre, non l’avevo mai sentita e non riuscivo a capire perché l’avesse fatto.

Mia madre scalpitava perché voleva portarmi via dall’influenza di mia nonna, però all’epoca i vecchi si rispettavano e quindi si limitava a stare sulla porta facendo sentire il piede che batteva a terra. Io stavolta non chiesi alla nonna il racconto dei particolari perché avvertivo il respiro nervoso di mia madre e poi non sapevo proprio nulla di leggi razziali e robaccia simile, quindi mi limitai a chiederle: «Scusa, nonna, ma se avevi tanta paura perché l’hai fatto?»

Ho detto che mia nonna era una piccola donna ignorante, sapeva ricamare, ballare e pregare in quel suo latino un po’ fantasioso, ma non avrebbe davvero mai saputo spiegare il concetto di “imperativo categorico”. Lei aveva molte parole per i racconti e ascoltarla mi piaceva da morire, ma non ne aveva certo per definire un concetto astratto. Così mi guardò stupita. Come se le avessi chiesto qualcosa che doveva essere chiaro di per sé. Fece una smorfia con le labbra, alzò le spalle come a dire “embè”, poi tolse le mani dalle guance, le aprì verso l’esterno in una gestualità che appartiene a tutto il centro Italia e disse, con delle pause per cercare parole che non venivano – e non venivano perché in fondo ne bastava una sola – disse: «Embè, perché? Perché? Perché… e perché era giusto, no?»

Perché era giusto. E come lei tanti altri avevano fatto cose simili, anche senza vera e propria coscienza politica, solo perché era giusto!

Poi, mentre mia madre diceva: «Dai, adesso da’ un bacetto a nonna e andiamo», la nonna ripeté:  «Sì, era proprio bionda, piccoletta e con le trecce come te. Era giusto fallo, mica la potevo fa’ pijà da quelle bestie».

Credo di non averci più pensato per parecchio tempo, ma ci sono cose che ti segnano per sempre, nel bene e nel male e restano a lavorarti dentro. L’etologia e la psicologia le chiamano “imprinting”.

Dopo diversi anni, mentre studiavo un periodo cupo della nostra storia contemporanea, mi tornò alla mente il racconto di mia nonna e ne capii il contesto storico. Ma non serviva. Quello che lei aveva detto, e che avrebbe indirizzato la mia vita, era tutto in quell’aggettivo con funzione di categoria morale: era giusto.

Alcune cose si fanno perché è giusto. Basta così.

Mia nonna, nella sua semplicità, aveva chiaro che il senso di giustizia non ammette compromessi. Lei aveva imparato a pregare in latino sì, ma non credo conoscesse il concetto di giustizia secondo i padri della Chiesa, forse non sapeva nemmeno che la giustizia secondo le Sacre Scritture è la prima delle virtù cardinali. L’unico San Tommaso che conosceva era il discepolo incredulo, non certo il filosofo. Ma il senso della giustizia ce l’aveva talmente forte da rischiare la vita sua e della sua famiglia per proteggere una bambina che conosceva appena.

Così si salvarono molte vite in quel periodo terribile, vite di ebrei e vite di antifascisti, e altre se ne sacrificarono a causa di qualche delatore, quelle sordide figure che a Roma vengono definite “infami”. Anche queste figure sono elementi che costituiscono l’humus della Storia, ma non sono elementi nobili come le tante piccolissime storie simili a quella appena raccontata. Quella di una piccola donna analfabeta che amava la vita eppure l’aveva rischiata, mettendo a rischio anche quella dei suoi familiari, per fare la cosa giusta.

I bambini di Taranto: lettera ai ministri Speranza e Cingolani

19.06.2021 – Taranto – Peacelink Telematica per la Pace

I bambini di Taranto: lettera ai ministri Speranza e Cingolani
(Foto di Wikimedia Commons)

Al Ministro della SaluteRoberto SperanzaAl Ministro della Transizione EcologicaRoberto CingolaniOggetto: nuova ricerca sugli effetti neurotossici sinergici di piombo e arsenico sui bambini di Taranto residenti nei quartieri vicini al polo industrialeEgregi Ministri,siamo venuti a conoscenza dell’ultima ricerca epidemiologica che certifica un effetto sinergico del piombo e dell’arsenico dei bambini di Taranto più esposti, ossia quelli più vicini al polo industriale.La ricerca è stata recentemente pubblicata in inglese sulla prestigiosa internazionale “Nature” con il titolo“The effects of the exposure to neurotoxic elements on Italian schoolchildren behavior”a cura di Stefano Renzetti, Giuseppa Cagna, Stefano Calza, Michele Conversano, Chiara Fedrighi, Giovanni Forte, Augusto Giorgino, Stefano Guazzetti, Costanza Majorani, Manuela Oppini, Marco Peli, Francesco Petrucci, Anna Pino, Donatella Placidi, Oreste Senofonte, Silvia Zoni, Alessandro Alimonti e Roberto G. Lucchini.La ricerca la si trova qui: https://www.nature.com/articles/s41598-021-88969-zQuesto studio riprende, continua e approfondisce uno studio già condotto a Taranto sull’impatto che l’inquinamento industriale ha sul quoziente di intelligenza dei bambini. Aggiunge nuove conoscenze sull’impatto comportamentale del piombo e dell’arsenico e sugli effetti sinergici che derivano dalla compresenza di tali neurotossici. Questo significa che gli effetti del piombo e dell’arsenico non solo si sommano ma si amplificano reciprocamente con effetti che lo studio dimostra. Questo ha destato in noi forte preoccupazione.Ora queste cose le sapete anche voi e la legge prevede che dobbiate applicare il principio di Prevenzione e il principio di Precauzione.Occorre un vostro urgente intervento per fermare gli impianti dell’area a caldo dell’ILVA, ormai improcrastinabile. Dovete smentire le voci che danno per imminente un nuovo decreto salva-ILVA che sarebbe una grave atto di protervia e di irresponsabilità.Vi scriviamo per annunciarvi che intendiamo rivolgerci al Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, con sede a Ginevra.La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino prevede un meccanismo di controllo sull’operato degli Stati parti, i quali sono tenuti a presentare dei rapporti periodici sull’attuazione degli obblighi derivanti dal trattato.Vogliamo segnalare all’ONU a Ginevra questa situazione dei bambini di Taranto con piombo nel sangue e arsenico nelle urine. Egregi ministri, siamo in presenza di una violazione della Convenzione ONU dei Diritti dell’Infanzia. Raccoglieremo ogni singola testimonianza perché sarà utile a rappresentare e documentare specifiche violazioni dei diritti dei bambini perpetrate a Taranto nell’inerzia dei vostri ministeri. E noi lo faremo per mettere sotto accusa i responsabili di questa palese e persistente violazione dei diritti dei bambini a cui voi dovreste dedicare la massima attenzione sia per l’importante ruolo che siete chiamati a svolgere sia per ragioni etiche.Tutto questo deve finire.L’immissione di piombo e arsenico in atmosfera va fermata. Il tempo dell’attesa e delle proroghe è finito. Siamo di fronte all’acclarata persistenza di un rischio neurotossico inaccettabile. Egregi ministri, è ora di dare un chiaro segnale. Se non ci risponderete, lo faremo presente al Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del bambino. Attendiamo pertanto una Vostra risposta a questa lettera che sollecita un urgente intervento.Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a TarantoQuesta lettera è inviata da Massimo Castellana (responsabile legale del Comitato) assieme a: Associazione PeaceLink (Alessandro Marescotti), Comitato Quartiere Tamburi (Giuseppe Roberto), Articolo 32 (Angelo Fasanella), Genitori Tarantini (Cinzia Zaninelli), LiberiAmo Taranto (Maria Arpino), Lovely Taranto (Antonella Coronese).Il testo è redatto da Alessandro Marescotti

Meeting Minutes serale

Minuto commemorativo di William Boen (1735-1824), un quacchero nero del New Jersey e un amico personale di John Woolman. In schiavitù fino ai trent’anni, ha atteso per decenni prima che gli amici accettassero finalmente la sua domanda di adesione nel 1814.′′ Egli si preoccupava soprattutto di camminare sulla via della verità e della giustizia; e secondo la sua misura, per essere fedele a ogni apertura del dovere, con cui ottenne la stima di tutti coloro che lo conoscevano.Mentre continuava così alla luce nella sua mente, era favorito a vedere la necessità di una croce quotidiana a tutte le gratificazioni di sé, e che la causa della verità non può crescere in noi, mentre siamo governati da spirito mondano ..Cedendo piena di obbedienza a quella luce, che era la sua gioia più grande da seguire, si convinse veramente della necessità di mantenere le varie testimonianze che noi, come popolo, siamo stati chiamati a portare; e, sotto certi aspetti, dovette portare una testimonianza contro le cose in cui molti dei suoi fratelli bianchi si assecondano, in particolare per quanto riguarda la schiavitù; rifiutandosi di indossare, o di usare in qualsiasi forma, articoli che attraversano quel canale corrotto.”

′′ Wisdom’s Gate ′′ è il titolo di un nuovo post su Abiding Quaker patradallmann.com, che vede la registrazione di una discussione di gruppo sull’epistola 44. di George Fox. Il seguente estratto è di quell’epistola.
Ma alla luce di Dio tutti aspettano, che vi porterà a vedere dove si trova la porta della saggezza; il timore del Signore è l’inizio di essa. La pura saggezza è fatta uscire dal tesoro nel cuore puro, che vede Dio; e temendo il Dio vivente, mantiene puro e pulito il cuore, per ricevere liberamente la saggezza dal tesoro, che non è innalzato. E mentre vi allontanate dal male e dall’iniquità, spezza i legami mostrando misericordia; e poi l’intesa cresce pura e chiara (Opere, VII, 54).
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Lo spazio più sicuro è un luogo dove le persone possono venire così come sono per scoprire, affermare e dare potere alle loro voci.Lo spazio più sicuro è un luogo dove le persone possono venire come sono per incontrare e ascoltare profondamente le voci degli altri.Lo spazio più sicuro è messo a terra nel rispetto; è un luogo dove assumiamo intenzioni positive.Le persone in spazi più sicuri stanno lavorando per sviluppare fiducia nel tempo e cercano di capire prima.Spazi più sicuri richiedono lavoro continuo e consapevolezza. Uno spazio apparentemente sicuro può diventare pericoloso in pochi momenti. Il modo in cui gestiamo quei momenti è ciò che determina davvero la sicurezza dello spazio.Gli spazi sono più sicuri quando ci assumiamo la responsabilità di ciò che diciamo, sentiamo e pensiamo nella misura in cui possiamo e quando ammettiamo che non possiamo quando è così.~ Marin Burton

Gli amici sauditi criminali di Renzi…

ARABIA SAUDITA: GIOVANE SCIITA GIUSTIZIATO PER AVER PARTECIPATO A RIVOLTA ANTI-GOVERNATIVA

L’Arabia Saudita il 15 giugno 2021 ha giustiziato un ragazzo che era stato condannato per aver partecipato a una rivolta antigovernativa della minoranza sciita.
Un importante gruppo per i diritti umani ha tuttavia definito il suo processo come “profondamente viziato”.
Non è chiaro se Mustafa bin Hashim bin Isa al-Darwish, 26 anni, sia stato giustiziato per crimini commessi da minorenne, ha affermato Amnesty International. Il gruppo per i diritti umani ha detto che il ragazzo era stato arrestato nel 2015 per presunta partecipazione ai disordini avvenuti tra il 2011 e il 2012.
L’atto di accusa formale non specifica le date in cui avrebbe commesso i suoi presunti crimini, il che significa che all’epoca avrebbe potuto avere 17 anni, o aver appena compiuto 18 anni.
Il governo saudita sostiene che al-Darwish sia stato condannato e giustiziato per crimini commessi quando aveva più di 19 anni, sebbene non siano state fornite date specifiche per i suoi presunti crimini.
L’anno scorso, le autorità saudite hanno dichiarato di aver fermato le esecuzioni per crimini commessi da minorenni.
Il Ministero dell’Interno ha sostenuto che al-Darwish sia stato giustiziato per aver partecipato alla formazione di una cellula terroristica armata con l’intenzione di seguire e uccidere agenti di polizia, sparare alle pattuglie della polizia e preparare bottiglie molotov per attaccare gli agenti.
Al-Darwish era stato inoltre accusato di aver partecipato a ribellioni armate contro il sovrano e di aver provocato caos e conflitti settari. I crimini sarebbero avvenuti nella Provincia Orientale, dove si concentra la maggior parte del petrolio saudita e risiede la comunità sciita del Paese. L’esecuzione è avvenuta a Dammam, capoluogo amministrativo della provincia.
Al culmine delle rivolte della Primavera Araba in tutta la regione, l’Arabia Saudita ha registrato disordini tra i giovani sciiti, che si sono riversati nelle strade di Qatif, nella Provincia Orientale. I dimostranti chiedevano posti di lavoro, migliori opportunità e la fine della discriminazione da parte delle istituzioni del Regno.
Amnesty International denuncia che al-Darwish è stato arrestato quando aveva 20 anni, è stato messo in isolamento per sei mesi e gli è stato negato l’accesso a un avvocato fino all’inizio del processo, avviato due anni dopo dal Tribunale Penale Speciale di Riyadh, istituito per i casi di terrorismo.
La Corte Suprema ha confermato la condanna a morte di al-Darwish.
Il caso è stato poi deferito alla Presidenza per la Sicurezza dello Stato, che è supervisionata direttamente dalla corte reale e sulla quale il principe ereditario Mohammed bin Salman esercita un grande potere.
Il monarca saudita, re Salman, ratifica le condanne capitali, la maggior parte delle quali vengono eseguite mediante decapitazione.
(Fonti: Ap, 15/06/2021)

Nessun Tocchi Caino

Padre gay e single adotta 6 bambini con disabilità: la storia di Ben

Mio zio Gino di Lissone (MI) ora deceduto ha tentato l’adozione come single gay ma in Brasile gli è stato consentito l’adozione dsolo di un maggiorenne. L’Italia è ferma al Medioevo. E al Vaticano da abbattere. Non siamo quaccheri liberal. Ho ora un cugino brasiliano.

Ben è un padre gay e single, che ha sempre voluto una grande famiglia. E con questi 6 bambini, ha raggiunto la felicità.

Padre gay e single adotta 6 bambini con disabilità: la storia di Ben (Padre gay e single adotta 6 bambini)

Ben Carpenter è un padre gay single. Ha un cuore grande e una voglia immensa di essere d’aiuto. Per questo, nel corso degli anni, ha adottato sei bambini, tutti con disabilità.

Oggi 37enne, Ben, omosessuale single, ha sempre voluto diventare padre. Il primo bambino lo ha adottato quando aveva solo 21 anni, e da quel momento ha cercato di essere utile, offrendo una casa ad altri cinque bambini e bambine disabili. Ben ha spiegato al Daily Mail che questi piccoli “erano i più vulnerabili e quelli che avevano più bisogno di una casa amorevole e premurosa“.

E non solo questo, perché ha affermato anche “Avevo bisogno di dimostrare di essere abbastanza maturo e di poter offrire a questi ragazzi ciò di cui avevano bisogno“.

I sei figli di Ben, padre gay single

L’uomo ha adottato Jack, un ragazzo autistico che oggi ha 14 anni. Poi è stata la volta di Ruby, ora 11enne, la quale ha bisogno di assistenza per una malattia non specificata. Poco dopo, Ruby ha potuto rivedere la sorella Lily, sorda, anch’essa adottata da Ben.

Nel corso degli anni, su richiesta dell’agenzia di adozione, Ben ha adottato il quarto figlio, Joseph, di soli sei anni e affetto dalla sindrome di Down. Infine, Teddy, affetto dalla sindrome di Cornelia de Lange (una rara malattia genetica). Quest’ultimo, però, è morto lo scorso anno per una setticemia.

La morte di Teddy è stata devastante per Ben Carpenter. In quel periodo era in contatto nuovamente con l’agenzia di adozioni, che aveva chiesto al padre gay se poteva adottare un bambino con problemi mentali.

Ero devastato e mi sono sentito in colpa per un po’ perché continuavo a chiedermi se avrei potuto fare qualcosa per salvarlo.Prima che Teddy morisse, ero stato contattato dall’agenzia per vedere se avessi preso in considerazione l’idea di adottare un altro bambino. Avevo detto di sì, ma quando il piccolo è morto ho dovuto sospendere il procedimento per piangere Teddy e riprendermi. 

Ma poi, ha pensato che poteva ancora fare del bene: “Ho capito che anche questo bambino aveva bisogno di me“. È così che arrivato il sesto figlio (contando anche Teddy), Luis.

Ho sempre sognato di avere una grande famiglia e sono così felice che i miei figli ne facciano parte e che abbiano così tanti fratelli. Spesso mi siedo e li immagino tutti ai matrimoni degli altri. Sono tutti così solidali con i bisogni degli altri e sono così orgoglioso di aver creato un ambiente felice, amorevole e stabile in cui crescere. Per quanto io abbia cambiato la loro vita, loro hanno anche cambiato la mia. 

I bambini con disabilità rimangono più a lungo nelle liste di adozione

Secondo una stima dell’Associazione britannica per l’adozione e l’affido (BAAF), il 25% dei bambini in attesa per l’affido sono disabili, mentre per le adozioni lo stesso dato arriva al 40%.

Il problema maggiore è che sono molte le famiglie che rifiutano l’adozione di un bambino disabile, poiché non pronti a prendersene cura. Lo abbiamo visto ad esempio con Luca, padre gay e single, e la piccola Alba, con la sindrome di Down. La piccola, prima di incontrare Luca Trapanese, era stata rifiutata da 7 famiglie.

Alessandro Bovo

Patrick Zaki, consegnate le firme della petizione di Articolo 21 per la cittadinanza onoraria di Roma

18.06.2021 – Roma – Articolo 21

Patrick Zaki, consegnate le firme della petizione di Articolo 21 per la cittadinanza onoraria di Roma
(Foto di Articolo 21)

Consegnate il 16 giugno in Campidoglio le firme raccolte da Articolo21 con la petizione per chiedere il conferimento della cittadinanza onoraria della Capitale d’Italia, a Patrick Zaki. Alla cerimonia, oltre alla prima cittadina e alla responsabile per le periferie Federica Angeli, erano presenti il presidente della Federazione Nazionale della stampa, Giuseppe Giulietti, e il promotore dell’iniziativa per Articolo 21, Riccardo Cristiano.

Di seguito la lettera aperta alla sindaca Virginia Raggi pubblicata su Change.org.

La petizione ha quasi raggiunto le 20 mila firme.

Alla Sindaca Virginia Raggi

p.c. ai capigruppo dell’Assemblea Capitolina

Gentile Sindaca Virginia Raggi,

ci rivolgiamo a Lei come rappresentante della comunità cittadina di Roma, per chiederLe di raccogliere l’appello che proviene da vasti settori dell’opinione pubblica in favore di Patrick Zaki, giovane ricercatore dell’Università di Bologna, impegnato in importanti iniziative a favore dei diritti umani, arrestato il 7 febbraio 2019, non appena atterrato all’aeroporto del Cairo, con l’accusa di aver istigato al rovesciamento del governo, di aver pubblicato notizie false con l’intento di disturbare la pace sociale, di aver utilizzato i social network per istigare alla violenza e al terrorismo.

Successivamente al suo arresto, Patrick è stato trasferito nel carcere di Tora, dove è tuttora detenuto. Secondo quanto hanno riferito i suoi legali e l’Egyptian Iniziative for Personal Rights – organizzazione egiziana impegnata dal 2002 per la protezione dei diritti e delle libertà fondamentali – Patrick è stato minacciato, picchiato, torturato e sottoposto ad elettroshock.

Dal momento dell’arresto è trascorso oltre una anno e Patrick si trova ancora privato della propria libertà personale, senza aver avuto la possibilità di difendersi in un regolare processo, mentre i giudici egiziani continuano periodicamente a rinnovare la custodia cautelare in carcere.

Patrick ama l’Italia, voleva vivere nel nostro Paese, conoscere la nostra storia e la nostra cultura, formarsi nelle nostre università. La sua storia ci riguarda tutti, rinnova il dolore e l’indignazione per l’assassinio – tuttora impunito – di Giulio Regeni e ci ricorda come in Egitto vengano repressi con la violenza il dissenso e la libertà di espressione.

Alla luce di questa terribile situazione e nel tentativo di esercitare pressioni su chi oggi ha la responsabilità e il compito di provare a salvare la vita di Patrick, sarebbe un atto doveroso, significativo e dal forte impatto concedere a Patrick Zaki la cittadinanza onoraria di Roma Capitale, come già hanno fatto BolognaMilanoNapoli, Firenze, Bari ed altri settanta Comuni, sulla base del presupposto che ciò testimoni il riconoscimento dei valori di libertà di studio, libertà di pensiero e libertà di espressione propri della nostra democrazia e delle nostre istituzioni repubblicane.

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